NEL GIORNO DEL WORLD BICYCLE DAY SI ESALTANO LE DOLOMITI
VITTORIA OLANDESE

Ieri, 3 giugno, si è celebrato in tutto il mondo il World Bicycle Day, la Giornata Mondiale della Bicicletta. Il Giro d’Italia Women, nel frattempo, affrontava la sua quinta tappa da Longarone a Santo Stefano di Cadore: una frazione molto difficile sulla cartina altimetrica, affascinante dal punto di vista paesaggistico e ricca di ricordi, in qualche caso anche tragici. Un percorso nella storia che parte proprio da Longarone: qui, nella notte del 9 ottobre 1963 alle 22:39, una frana di circa 260 milioni di metri cubi si staccò dal monte Toc e travolse il lago artificiale del Vajont. L’enorme massa d’acqua in movimento inondò gli abitati di Erto e Casso, San Martino e Longarone, causando la morte di quasi 2.000 persone. L’impatto della frana con l’acqua generò un’onda di circa 50 milioni di metri cubi che scavalcò la diga, precipitò nella stretta valle sottostante e seppellì in un mare di fango un intero paese. Uno dei più grandi disastri ambientali avvenuti in Italia nell’ultimo secolo.
La tappa rende omaggio a un territorio come il Cadore, ricco di bellezze naturali e di storie millenarie: il nome è di origine celtica e deriverebbe da catu (battaglia) unito a brigum (roccaforte). Le atlete si dirigono verso Cortina d’Ampezzo: un nome, una garanzia. Sede delle Olimpiadi invernali del 1956 e poi delle più recenti dello scorso febbraio, organizzate in sinergia con la città di Milano, Cortina è località sciistica per antonomasia, simbolo della mondanità italiana e internazionale. È da sempre una meta d’eccellenza per chi ama la montagna e i suoi paesaggi, lo sport e il divertimento, anche un po’ da snob. Celebre è la battuta nel film del 1983 Vacanze di Natale, il primo cinepanettone firmato Carlo Vanzina, in cui Guido Nicheli interpreta Donatone Braghetti, un milanese ricco e pieno di sé che, arrivando a Cortina d’Ampezzo con la sua Mercedes insieme alla moglie (interpretata da Stefania Sandrelli), le dice: “Ivana, fai ballare l’occhio sul tac! Via della Spiga—Hotel Cristallo di Cortina in 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing!” (non è niente).
Sul tempo massimo di percorrenza della tappa devono pensarci le atlete: a partire dal Passo Tre Croci dovranno fare i conti con l’altimetria e il dislivello di quello che si può considerare un tappone dolomitico a tutti gli effetti. Il nome del valico è un omaggio a una tragedia avvenuta nel febbraio del 1789: una madre e i suoi due figli, partiti da Auronzo di Cadore alla volta di Cortina d’Ampezzo in cerca di lavoro, morirono di assideramento nelle vicinanze del passo. In ricordo dell’accaduto furono erette tre croci in legno. Da qui, dopo Auronzo, la corsa procede verso il Passo di Sant’Antonio, valico che congiunge Auronzo a Padola e dunque il Cadore al Comelico. A Santo Stefano di Cadore il finale di una tappa che ha letteralmente frantumato il gruppo, mettendo in difficoltà la stragrande maggioranza delle atlete, ad eccezione della maglia rosa Anna van der Breggen e della fuoriclasse olandese Demi Vollering, che si aggiudica la frazione: ben 3.400 i metri di dislivello in un solo giorno e Anna van der Breggen, nonostante ciò, conserva il primato in classifica. Quinta, a 15 secondi di distacco, Elisa Longo Borghini: la campionessa italiana e due volte vincitrice al Giro si è difesa con grinta, limitando i distacchi.
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