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Ciclismo

CAMPIONATO ITALIANO: IL FASCINO DI UNA SFIDA ANTICA

Alessandro Brambilla

26/06/2026

aneddoti tricolori

Campionato italiano è spesso sinonimo di caldo torrido. Specialmente quello di fine giugno 1975 in Abruzzo. E’ Peascara col Trofeo Matteotti sede del Campionato nazionale  professionisti. E’ da poco terminato il Giro d’Italia vinto da Fausto Bertoglio davanti a Galdos. Una corsa alla quale  Francesco Moser non ha voluto partecipare poiché troppo adatto agli scalatori. Una parte della stampa si schiera contro il trentino reo di aver tradito la corsa rosa “nazionalpopolare” con preferenza per il Tour de France.

Moser interpreta la corsa con  carattere, forza e qualità: domina il Trofeo Matteotti, arriva solo in Piazza Duca degli Abruzzi e indossa la maglia tricolore. Al 2° posto si piazza Valerio Lualdi, coriaceo varesino. Tutti sull’attenti di fronte a Moser. Nel 1977 il Campionato italiano si corre a Sorrento, in Campania. Poche settimane prima il belga Michel Pollentier si è aggiudicato il Giro d’Italia davanti a Moser, alfiere Sanson, 3° Gibi Baronchelli della Scic. E’ la fase storica in cui la rivalità tra i tifosi di Moser e quelli della squadra Scic diventa di stampo quasi calcistico. Sulle Dolomiti la forza pubblica più volte ha dovuto intervenire per evitare spiacevoli episodi. Subito dopo il  Campionato italiano lo si corre all’insegna della “pace armata” tra Moseriani e tifosi del nucleo Scic capitanato da Gibi Baronchelli e comprendente Enrico Paolini, il neoprofessionista Beppe Saronni e altri corridori. Nel tricolore in Campania il blocco “Scic” è più efficace di quello della Sanson e ben scortato, il marchigiano Paolini conquista la sua terza maglia da Campione d’Italia, 2° Marcello Bergamo, 3° Moser. La rivalità tra Saronni e Moser si appresta a raggiungere indici cruenti. I due si punzecchiano nel corso del Campionato italiano di Odolo (Brescia) del giugno 1978.

Trai due litiganti spesso il terzo gode. Specialmente se il “terzo” si chiama Pierino Gavazzi, è veloce e corre sulle strade di casa. In rettilineo d’arrivo Gavazzi griffato Zonca-Santini infilza Moser e Saronni. Pierino è Campione d’Italia. Anno 1979, il tricolore viene assegnato in Sicilia, sulle colline catanesi. Francesco Moser ha subito lo smacco della sconfitta in un Giro d’Italia disegnato su misura per lui , con tanti chilometri a cronometro. Nella corsa rosa ha prevalso per la prima volta nella storia la giovane potenza di Beppe Saronni. Moser ha sofferto in maggio per la congiuntivite, parziale giustificazione della sconfitta. “Il fiorettista ha sconfitto lo sciabolatore”, titola un editoriale di Bruno Raschi su La Gazzetta dello Sport. Leggendolo, Saronni esibisce un ghigno beffardo. Il “fondo” del cantore Raschi non rende felice Moser che cova vendetta proprio nel tricolore organizzato ad Acicatena da Turi D’Agostino. La gara diventa una parziale rivincita del Giro d’Italia. Sul circuito disegnato tra gli aranceti di Sicilia si assiste ad un Moser-show. Diventa una fotocopia di Pescara 1975 e l’ultimo ad arrendersi allo strapotere di Francesco è Giovanni Battaglin, che si classifica 2°. Moser spande ottimismo e autostima al microfono di Adriano De Zan: “E’ andata come io volevo”. Beppe si rifà 12 mesi dopo ad Arezzo : diventa Campione d’Italia sul circuito caratterizzato dai passaggi sulla Foce dello Scopetone. Però in tema di Campionati italiani il re tra due è sempre “Checco” Moser. Emilia, dolce Emilia.

Al Giro d’Italia 1981 Francesco s’impone nella tappa di Salsomaggiore (Parma). E sempre in terra parmense, a Compiano,  poche settimane dopo diventa Campione d’Italia per la terza volta. Negli anni successivi c’è Moreno Argentin che diventa Campione d’Italia 2 volte, nel 1983 e ’89. Anche Claudio Corti entra nel club di chi la maglia verde-bianca-rossa l’ha indossata due volte, nel 1985 e ’86. Quello del 1987 a Lissone è un ulteriore Campionato italiano a sfinimento. Romano Erba e gli altri collaboratori della Mobili Lissone disegnano un percorso che nella fase centrale comprende 10 passaggi sul Lissolo. La corsa a sfinimento se l’aggiudica Bruno Leali, col brianzolo Alberto elli al 2° posto.

E’ il 1990, a Camaiore si corre il campionato italiano su strada. Gianni Bugno al Giro d’Italia ha trionfato indossando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno. Il monzese è favorito. Va affrontata 10 volte la salite del Monte Pitoro. La media generale supera di poco i 41 orari. Al 9° giro evade Claudio Chiappucci, che per il mondo non è ancora “El Diablo”. L’azione di Chiappucci è spettacolare; percorre in solitudine il 9° giro ad una media vicina ai 46 orari. Anche il ct Alfredo Martini che lo segue sull’ammiraglia dell’Italia guidata da Marino Vigna rimane impressionato dal vigore del Diablo. Ma il corridore lombardo durante l’ultimo giro viene ripreso e a sorpresa trionfa Giorgio Furlan. Gianni Bugno nelle categorie giovanili vanta 5 maglie tricolori su pista e una su strada. Da professionista il primo dei suoi due titoli italiani lo vince a San Daniele del Friuli nel 1991. Gianni è Campione d’Italia anche al Trofeo Matteotti 1995: batte in volata Paolo Lanfranchi e Andrea Tafi. Quello di Pescara è stato un altro tricolore molto spettacolare, però massacrante. E così si decide di concedere per un anno il tricolore a chi lo può organizzare su percorso da velocisti. Nella circostanza Adriano Amici, ideatore di “Monteveglio 1996”.

In effetti Mario Cipollini è fedele al pronostico. E’ lui il Campione d’Italia benchè col brivido: negli ultimi metri dello sprint a ranghi compatti il lombardo Mario Traversoni rimonta notevolmente. Mario Cipollini è Campione d’Italia per 30 centimetri. A Bergamo (5 luglio 1998) nel Campionato italiano organizzato da Gianni Sommariva a contendersi la maglia tricolore sono tre fuggitivi: Andrea Tafi e Daniele Nardello, entrambi dello squadrone Mapei-Bricobi, e Alberto Elli ( team Casinò ). La Mapei è in condizione di superiorità numerica tuttavia la vittoria non è scontata poiché Nardello e Tafi si fanno dei dispetti a vicenda. Nella scelta di tempo ha la meglio Tafi che si avvantaggia in solitudine e costringe Nardello a stare indietro per tenere a bada Elli. Al traguardo 1° è Tafi, 2° Nardello, 3° Elli. Sul podio Nardello ha il broncio e ci vogliono bontà e diplomazia di patron Giorgio Squinzi per ricomporre l’amicizia tra i 2.

Nel medesimo giorno la Mapei trionfa nel Campionato del Belgio con Tom Steels e in Repubblica Ceca grazie a Jan Svorada. Nel 2025 ad organizzare il Campionato italiano su strada è la società Cellina Bike nel caldissimo Friuli Venezia Giulia. Partenza a Trieste e arrivo a Gorizia. S’impone a sorpresa, però con grande merito, Filippo Conca, lecchese di Bellano. In volata precede Alessandro Covi, Thomas Pesenti e altri fuggitivi. La maglia con la quale Conca gareggia ha una sola scritta, “Swatt”. Sembra un indumento francescano al cospetto di look dei team World Tour sui quali abbondano brand di aziende potenti. Conca è Campione d’Italia e di umiltà. Anno 2026, il tricolore su strada è in programma da Asti a Cuneo. Chi vincerà ?

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