Lega del Ciclismo Professionistico

Discussioni: di nuovo il Protour?

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Riportiamo l’ editoriale odierno del direttore di tuttobici Pier Augusto Stagi

Mi sembra di sognare. Ho letto le rivoluzionarie idee di un grande manager d’affari il cui vero merito è quello di essere tra i primi 683° uomini più ricchi del pianeta e ho provato un profondo senso di sconforto. Scrive Luca Gialenella questa mattina su “La Gazzetta dello Sport”: «Ha cominciato la scalata al successo a 19 anni: viaggio in Jugoslavia finito con una richiesta di asilo politico in Austria. Zdenek Bakala (nella foto) si è poi spostato in America, laurea in economia a Berkeley, uomo d’affari, banchiere, finanziere, advisor delle più importanti privatizzazioni in Repubblica Ceca, come la vendita della Skoda alla Volkswagen. Adesso Bakala, 683° tra gli uomini più ricchi del mondo (2 miliardi di dollari di patrimonio) e molto legato all’ex presidente ceco Vaclav Havel, si è innamorato del ciclismo e vuole vincere anche qui».Luca Gialanella ci fa sapere da Bruxelles che Bakala è il proprietario dell’Omega-Quick Step dal 2010, lo squadrone belga di Boonen e (adesso) di Cavendish. È l’unico magnate di questo sport non legato a bici o prodotti. Finanza e passione. Innamorato soprattutto «del grande potenziale del ciclismo». E ha deciso che è giunto il momento di rischiare in proprio. Per guadagnarci, certo. «Ma anche per cambiare il ciclismo. Viviamo in tempi da cataclisma, lo sapete bene, ma questo sport è una grande opportunità».Quindi cosa ha pensato, il dottor Bakala. Assieme all’amico-manager Bessel Kok, olandese, esperto in telecomunicazioni e presidente del consiglio di amministrazione della Omega-Quick Step, vuole proporre «un circuito chiuso, la Champions League del ciclismo, con 18 squadre che abbiano la certezza di corse e calendario per un lungo periodo. Le squadre top, con i migliori corridori, nelle migliori corse (una ventina, non di più): un format di altissima qualità, facile da seguire per il pubblico e da vendere ai grandi player televisivi, con il ricavato dei diritti tv da redistribuire tra gli attori. Un progetto da portare avanti mano nella mano con team/sponsor, investitori e Uci. Un circuito gestito da una società, e io al vertice».Ci risiamo. Un circuito chiuso. Un modello Champions Legue che però chiuso non è, perché al momento è apertissimo. Apertissimo a squadre piccine come il Nordsjaelland, che solo qualche giorno fa ha sfidato la Juventus. Caro dottor Bakala, noi siamo felici che lei sia un potentato della finanza e che abbia a cuore le sorti del ciclismo, ma non commetta gli stessi errori fatti da Verbruggen e Mc Quaid. Innanzitutto, intanto, trovo perlomeno ridicolo che lei dica: «Abbiamo lavorato per mesi con manager Uci come Verbruggen e Rumpf, e appoggiano questa riforma». Beh, se vuole chiudere il cerchio ci dica anche che il nuovo sistema antidoping ha deciso di affidarlo ad Eufemiano Fuentes e poi il capolavoro è completato. Per rilanciare il ciclismo, scusi se sono un tantino sfrontato e presuntuoso, non serve poi moltissimo. Grazie al cielo c’è già tanto di buono da salvare, basta però togliere quello che non va e sono in molti a sapere quello che non funziona. Intanto azzeriamo i vertici dell’Unione Ciclistica Internazionale (dai manifesti fatti, neanche un cenno) che in questa situazione ci ha portato. Lei parlando di Lega del Ciclismo europeo cerca di svuotare il potere di business dell’Uci, ma così facendo porta in salvo alcuni dei grandi responsabili di questo sfacelo. Invece, caro Bakala lei questi personaggi li deve rispedire a casa loro. Poi si deve lavorare sul progetto licenze. Tanti anni fa, quando il concetto di Pro Tour venne varato, la licenza doveva essere di proprietà esclusiva del team manager (certo l’Uci deve controllare che il team sia in regola con questioni finanziarie o etiche) o dello sponsor, che in pratica aveva tra le  mani non solo una licenza sportiva ma anche e soprattutto un valore sportivo. Lei che è il signor Omega, se avesse davvero una licenza sua e solo sua, potrebbe fin da oggi rivenderla al signor Panasonic (sempre che abbia voglia di entrare nel ciclismo) per qualche milione di euro. Insomma, il ciclismo in un batter d’occhi si troverebbe ad essere sport prelibato e appetibile. Lei invece parla di circuito chiuso, diciotto squadre, punto. E il resto? E le promozioni e le retrocessioni che sono il sale di tutto lo sport?  Ho letto questa mattina su La Gazzetta che «Ha già aggregato 8-9 squadre (tra loro Omega, Bmc, Garmin e Cannondale), sta per aprire la negoziazione con Rcs Sport e Aso, ha l’appoggio del braccio organizzativo dell’Uci, quello che ha lanciato nuove gare, come il Giro di Pechino».E ancora: per il dottor Bakala, le aree su cui intervenire sono tre.a) «L’antidoping, con procedure molto più chiare e brevi, e affidato a un’agenzia esterna indipendente».Meno male, forse ci siamo arrivati. È anni che lo scriviamo. Complimentoni. b) «La stabilità finanziaria dei team, che non hanno flussi di ritorno per le loro partecipazioni alle corse, non hanno la stabilità delle regole, non sanno se e per quanto tempo possono investire, non ricevono compensi per i diritti tv». Bene.c) «Un sistema di regole dell’Uci molto più chiara e trasparente. E serve un ranking individuabile». Ma no? Ma sa che lei è davvero un genio? Ha individuato una criticità di tale portata e per risolverla – lo ripeto – lo fa con quelli che questi meccanismi folli li hanno creati? È davvero un illuminato e visionario manager… I tempi di realizzazione? Leggo: «entro 6 mesi accordi con le diverse organizzazioni, 3 anni di transizione con l’attuale sistema, sistema a regime dal 2016». Sperando che nel frattempo, qualcosa, sia ancora restato.

Umilmente, Pier Augusto Stagi direttore di tuttoBICI e tuttobiciweb.it, uno dei direttori ai primi posti mondiali tra i più poveri del pianeta.

p.s. Pier Bergonzi, nel suo elzeviro, scrive: «Alzi la mano chi pensa che non sia una buona idea?», rispondo:  io, caro Pier. Il nuovo World Tour non deve essere un nuovo sistema chiuso (18 squadre) ma aperto (promozioni e retrocessioni: meritocrazia). Scrivi: «Il problema è che al mosaico manca un tassello decisivo. Al tavolo delle idee per il futuro mancano gli organizzatori… Come si può immaginare un circuito Gran Prix senza la Sanremo e la Roubaix? Senza il Tour, il Giro e la Vuelta?» Difatti non mancheranno. L’ha scritto benissimo Gialanella, l’ha confermato il magnate ceco che spero non sia anche sordo: i grandi organizzatori saranno contattati e invitati al tavolo delle contrattazioni. Quindi, dico io, il problema è un altro. Qui c’è da sistemare un palazzo, puntellarlo, ma anche evacuarlo da chi questa struttura l’ha costruita con sabbia e non con il cemento.

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