CLAUDIO CHIAPPUCCI: 34 ANNI FA L’IMPRESA DI SESTRIERE
una delle più grandi imprese del ciclismo moderno

Oggi è il 18 luglio: applaudiamo Claudio Chiappucci. Sono infatti trascorsi 34 anni dalla sua impresa nella tappa Saint-Gervais – Sestriere del Tour de France 1992. Era la tappa numero 13 della Grande Boucle, lunga 254,5 chilometri. Il corridore di Uboldo (Varese) ha trionfato a coronamento di una fuga di 192 chilometri, di cui 125 in perfetta solitudine.
Era un’epoca in cui le tappe dei grandi Giri avevano una lunghezza media superiore rispetto a quelle del terzo millennio; a fine evento si sfioravano i 4.000 chilometri globali. A Saint-Gervais aveva la maglia gialla Pascal Lino, da tutti considerato leader pro tempore: grande favorito per il successo finale era lo spagnolo Miguel Indurain, con Gianni Bugno e Chiappucci outsider di lusso unitamente allo statunitense Andy Hampsten e ad altri corridori. Chiappucci era uscito dal Giro d’Italia in forma smagliante, però secondo in classifica, battuto da Indurain. La tappa da Saint-Gervais (Mont Blanc) al Sestriere comprendeva montagne tra Francia e Italia. Da metà percorso in avanti andavano superati Iseran, Moncenisio e Sestriere. Il volitivo Chiappucci, capitano della Carrera-Tassoni, aveva la maglia a pois da re degli scalatori. Claudio fuggì dopo il primo colle con altri ardimentosi e l’azione sembrava folle, considerando la forza della Banesto, squadra di Indurain, e di altri team degli aspiranti alla maglia gialla finale. Soprattutto intimoriva il numero dei chilometri mancanti al termine. In cima all’Iseran l’uomo di Uboldo rimase solo al comando della tappa: mancavano 125 chilometri alla conclusione. Dietro di lui Indurain organizzò l’inseguimento: temeva molto Chiappucci, che già era salito due volte sul podio al Tour de France, seppur da piazzato. E anche Bugno, capitano della Gatorade, mise alla frusta il suo compagno di squadra Abelardo Rondon per rincorrere Claudio. Va precisato che il Tour de France negli anni ’90 era già corso per gruppi sportivi, non più per nazionali come all’epoca di Coppi e Bartali. Quindi Bugno non aveva alcun obbligo di alleanza con Chiappucci, leader di un team concorrente. Chiappucci passò al culmine dell’Iseran con 2’20” su Roberto Conti e Richard Virenque, 2’30” su Chioccioli e Lino, mentre Bugno, Indurain, Hampsten, Virenque e gli altri erano più staccati. Con gambe e cuore Claudio riuscì a salvare poco più di un minuto sui nuovi immediati inseguitori, compresi Indurain e Bugno, dopo la scalata al Moncenisio. Rimaneva il Sestriere che, pur avendo pendenze inferiori rispetto a Iseran e Moncenisio a quel punto della tappa, con 40 gradi di temperatura e l’immenso sforzo sostenuto diventava un macigno per il battistrada. La tappa si svolse in un bagno di folla, con tantissimi tifosi di Chiappucci, non solo italiani. All’inizio della salita di Sestriere il vantaggio del lombardo si era ridotto a un minuto su Franco Vona, laziale di Ripi, Indurain, Bugno e Hampsten. Su quattro immediati inseguitori, ben tre vantavano almeno un grande Giro nel palmarès.
“Chiappucci non ha scampo”, cominciarono ad esclamare a malincuore tanti sportivi. “Il vantaggio di Claudio si riduce a 45 secondi”, esclamò Adriano De Zan al microfono Rai, quasi con le lacrime agli occhi. Ma l’incitamento incessante della folla diventò determinante per Claudio. Grazie ai tifosi la fatica quasi sparì dalle gambe dell’uomo griffato Carrera, e il muro umano cominciò ad aprirsi maggiormente davanti alla sua ruota anteriore. Indurain per lunghi tratti precedenti sembrava una belva intenzionata a inghiottire il fuggitivo. Forse a Miguel il pubblico fece l’effetto opposto rispetto a Claudio. Lo spagnolo cominciò a perdere metri preziosi, mentre Claudio volava nello scenario delle due torri del Sestriere a ricevere l’ovazione della folla. In cima l’uomo in maglia a pois vinse con 1’34” su Franco Vona, 1’45” sull’esausto Indurain, 2’53” su un Gianni Bugno comunque grande, e 3’27” su Hampsten. Doveroso ribadirlo: centonovantadue chilometri di fuga, sette ore da leggenda. È un “numero” che riesce in genere a corridori fuori classifica, per la serie “Lasciamoli andare, hanno quasi un’ora di ritardo”. Invece Claudio era un vip da classifica, e nessuno gli fece regali. Per questo motivo la vittoria al Sestriere con 125 chilometri di azione solitaria, braccato dal fuoriclasse Indurain, rappresenta un gesto atletico che ancora adesso merita applausi a scena aperta. Quella vittoria al Sestriere vale come una grande classica. Chapeau a Claudio Chiappucci, capace di distanziare l’aristocrazia del ciclismo mondiale. Indurain quel giorno indossò la maglia gialla poiché Lino arrivò staccato. Paradossalmente, per molti, Indurain fu comunque il grande sconfitto di giornata.
Il Tour de France 1992 lo vinse Miguel con Claudio in seconda posizione, a 4’35”. Bugno a Parigi si classificò terzo a 10’49”. Esattamente come un anno prima ai Campi Elisi i due grandi italiani salirono sul podio però con Indurain sul gradino più alto. Nel 1991 Miguel aveva preceduto in classifica Gianni e Claudio. Per Claudio, nel 1992 in Colombia è nato anche il soprannome “Diablo”. Ora Bugno e il Diablo sono testimonials di Lega Ciclismo Professionistico.
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