RADIO GRUPPO: UNA TAPPA NELLA STORIA DELLA SARDEGNA
Una nuova rubrica


Il Giro di Sardegna 2026 parte dalla suggestiva Roccia dell’Elefante di Castelsardo e inaugura un’edizione che promette spettacolo e identità territoriale. La prima gara a tappe che accende i riflettori del ciclismo professionistico sulle strade italiane è lunga 189,5 chilometri, ricchi di scorci naturalistici unici al mondo. Fin dalle prime pedalate la corsa attraversa luoghi simbolo del nord-ovest dell’isola. Castelsardo, in primis, borgo cresciuto intorno al castello dei Doria, custodisce oggi anche il celebre Museo dell’Intreccio Mediterraneo. Il percorso tocca Sassari per raggiungere poi i bastioni di Alghero, conosciuta anche come la Barceloneta sarda per via della conquista avvenuta nel XIV secolo da parte dei militari catalano-aragonesi, i quali espulsero gli abitanti sardo-liguri e il territorio lo ripopolarono con coloni provenienti dalla Catalogna.
Ma questa è un’altra storia: non quella dei catalani conquistatori di Alghero, bensì degli atleti, i nostri protagonisti odierni, desiderosi di conquistare un territorio attraverso una gara ciclistica affrontando tratti tecnici, salite impegnative e finestre panoramiche mozzafiato. Nel frattempo, tifosi e appassionati seguono la corsa anche attraverso le comunicazioni di Radioinformazioni, che accompagna i 160 corridori in ogni chilometro con aggiornamenti in tempo reale.
L’azione che condizionerà le fasi iniziali della tappa se la inventa uno scozzese di Glasgow, Hamish Armitt, portacolori del Team Novo Nordisk. Con lui si aggregano dopo un po’ di chilometri l’italiano Cristrian Remelli, il panamense Roberto Gonzalez e l’austriaco Philipp Hofbauer. L’aspetto internazionale della parte sportiva è dunque garantito e il vantaggio dei quattro fuggitivi si consolida sui 4 minuti.
“A domus de Janas di Puttu Codinu”, non solo un GPM
Questa prima frazione del Giro di Sardegna si sviluppa anche lungo la spettacolare Costa dei Grifoni. In questo tratto la strada sembra sospesa tra mare e colline, regalando uno degli scenari più affascinanti dell’intero itinerario. Questa area selvaggia della Sardegna nord-occidentale, situata tra Alghero e Bosa, deve il suo nome alla presenza dell’unica colonia autoctona italiana di grifoni, che nidificano sulle alte falesie vulcaniche a picco sul mare.
Si svolta a sinistra, si lascia il mare e si comincia a salire verso Villanova di Monteleone: per i corridori è un Gran Premio della Montagna lungo il proprio itinerario agonistico, ma il valore, da queste parti, è dato anche da un’area di grande importanza archeologica: la necropoli di “a domus de Janas di Puttu Codinu”, uno dei 17 siti recentemente dichiarati patrimonio dell’UNESCO. I quattro battistrada e tutta la carovana non hanno il tempo e forse nemmeno la percezione dell’importanza del luogo che stanno attraversando, ma il legame fugace tra sport e valore storico rafforza ideologicamente un’unione altamente simbolica.
L’altimetria alterna saliscendi impegnativi a tratti più scorrevoli. Di conseguenza, le squadre che inseguono studiano nel frattempo le strategie per andare a riprendere i fuggitivi.
Bosa: una delle mete turistiche più ambite nel 2026
Bosa è la località sede di arrivo della prima tappa del Giro di Sardegna, ma è anche tra i primi 20 luoghi d’Europa da visitare nel 2026. La cittadina sarda compare al 17° posto nella classifica stilata da European Best Destination, l’organizzazione con sede a Bruxelles che ogni anno seleziona e promuove le mete più interessanti del continente.
Bosa è descritta come uno dei borghi meglio custoditi dell’isola, con le sue case dai colori pastello che risalgono il colle, il fiume Temo che riflette la luce mediterranea, un centro storico — Sa Costa — fatto di vicoli stretti, botteghe artigiane e piccoli caffè dove assaggiare dolci locali, pesce fresco e la Malvasia del territorio. E c’è anche un rettilineo d’arrivo allestito per celebrare la conclusione della tappa ciclistica.
La tappa è preda del ligure Nicolò Garibbo: primo leader del rinato Giro di Sardegna
Avevamo lasciato Hamish Armitt, Cristrian Remelli, Roberto Gonzalez e Philipp Hofbauer intenti nella loro azione proprio sulle rampe verso Villanova di Monteleone: qui la poderosa progressione di Filippo Zana ha stravolto completamente l’epilogo della tappa, bella sul profilo agonistico oltre che paesaggistico.
Filippo Zana si trasforma all’improvviso nel favorito numero uno della tappa di apertura del rinato Giro di Sardegna: dalla sua parte il vantaggio di sfruttare la presenza del compagno di squadra Gianmarco Garofoli in un finale adrenalinico insieme a Fernandez Berrade e Nicolò Garibbo.
Ma il gioco di squadra tra i due portacolori del team belga Soudal Quick-Step fa cilecca e la stoccata vincente è di Nicolò Garibbo, 26enne corridore di Imperia con la maglia della formazione giapponese Ukyo. La simbiosi internazionale tra sport, territorio e patrimonio culturale è ben riuscita.
Con Garibbo leader, domani si correrà la seconda tappa del Giro di Sardegna: da Oristano a Carbonia, con altri territori e storie da raccontare.
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Giovedì 27 febbraio e mercoledì 2 aprile si è svolta rispettivamente nella Sala della Regina alla Camera dei deputati e a Bruxelles, presso l’Atrium del Comitato europeo delle Regioni, la Cerimonia di presentazione Coppa Italia delle Regioni 2025. Il 19 novembre, a Palazzo Rospigliosi a Roma, la Cerimonia di premiazione della Coppa Italia delle Regioni Uomini e Donne.
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