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Ciclismo

GIRO DI CAMPANIA: DALLE FORCHE CAUDINE AL GRECO DI TUFO, NELL’IRLANDA D’ITALIA

VIRGILIO ROSSI

20/09/2026

LA CORSA ATTRAVERSA LA REGIONE E ARRIVA NELLA COSTIERA AMALFITANA PRIMA DI NAPOLI

Come per il Lazio, anche la Campania gode del ritorno del suo Giro Ciclistico e, in questo caso, a distanza di 25 anni dall’ultima edizione, quella del 2001. Il Giro di Campania è ripartito là dove simbolicamente si era fermato: dall’ellisse vanvitelliana di Piazza Carlo di Borbone, la piazza più grande d’Italia, che fa da porta d’accesso alla meravigliosa Reggia di Caserta. Quell’ultima edizione vide il russo Dimitri Konyshev tagliare per primo, a braccia alzate, il traguardo di una corsa che avrebbe vissuto lo stop più lungo della sua storia. Konyshev è ora il tecnico di una delle più giovani formazioni Continental, la Padovani, presente al via della corsa e, in cuor suo, poter rivincere là dove si era fermato quella volta sarebbe il massimo.

La speranza è però in testa a tutti gli altri DS come lui, nonché ai corridori presenti, chiamati all’interno del meraviglioso parco vanvitelliano. Questo parco unisce un immenso asse prospettico di 3 chilometri, noto come la Via dell’Acqua, a un Giardino Inglese dallo stile romantico e spontaneo. Partendo dalla facciata del Palazzo Reale, si vede una prospettiva dritta che sembra non finire mai, fino alla grande cascata sul monte Briano, da dove getti d’acqua alimentano una serie di vasche monumentali decorate con statue ispirate alla mitologia classica. Ma oggi è la classica del ciclismo campano a tenere alta l’attenzione dei tanti turisti e curiosi presenti all’interno del parco della Reggia, increduli nel vedere la partenza di una gara ciclistica.

Da Caserta la gara punta dritto verso il Sannio: Airola e Montesarchio ci dicono che siamo proprio nel punto esatto. Montesarchio viene identificata con l’antica città sannita di Caudium, un nodo strategico fondamentale per i commerci e teatro della storica e umiliante sconfitta romana alle Forche Caudine nel 321 a.C. Proprio nei pressi dell’antica città, l’esercito della Repubblica Romana subì la celebre e umiliante imboscata, con relativa sconfitta, da parte dei Sanniti durante la seconda guerra sannitica. Si lambisce solo Benevento, perché i corridori puntano dritti verso l’Irpinia attraverso una località “speciale”, il cui nome, Tufo, porta subito agli intenditori di vini: qui domina sua maestà il “Greco di Tufo”, un nobile vino bianco DOCG tra i più pregiati della Campania.

Atripalda e Montoro sanciscono la presenza dei corridori in Irpinia, una terra unica e affascinante nel cuore dell’Appennino campano, celebre per la sua natura incontaminata, la storia millenaria e le grandi eccellenze enogastronomiche. Il nome deriva da «hirpus», un’antica parola in lingua osca, dall’antico popolo degli Osci, che significa lupo. La leggenda narra del Ver Sacrum (la primavera sacra), in cui un branco di lupi guidò i Sanniti alla scoperta di queste terre. La verde Irpinia, o la «Irlanda d’Italia», per via dei suoi boschi rigogliosi, dei corsi d’acqua e dei panorami collinari e montani, custodisce tre famosi vini a denominazione d’origine controllata e garantita (DOCG): il Taurasi, il Fiano di Avellino e, per l’appunto, il Greco di Tufo.

Dalla provincia di Avellino, la gara, infiammata da un’azione di cinque atleti, entra in quella di Salerno. Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Nocera e poi Cava dei Tirreni annunciano l’ingresso in un altro luogo magico: la Costiera Amalfitana. La porta è Vietri sul Mare, cittadina famosa in tutto il mondo per le sue ceramiche: la gara deve attraversare uno degli scenari naturalistici e turistici d’Italia più invidiati al mondo. Cetara, Minori e Maiori sono alcuni tra questi e verrebbe voglia di fermarsi tutti da Sal, al secolo Salvatore De Riso. Lui è uno dei più grandi chef pasticceri d’Italia e il suo iconico bar-pasticceria si trova all’uscita di Minori: qui prendono anima e corpo le mitiche «delizie al limone». È solo un sogno, perché la gara viaggia veloce verso Amalfi: dall’antica e gloriosa Repubblica Marinara, i corridori affrontano la difficile salita di Agerola che, di colpo, con una lunghissima discesa, proietta il Giro di Campania verso Napoli. La corsa è ormai definita grazie a una fuga a quattro, che risulterà essere quella decisiva. Tra di loro c’è anche l’uruguaiano Eric Fagúndez che, spuntandola al fotofinish sul povero francese Delettre, celebra la sua prestigiosa vittoria in quello che si può considerare il teatro a cielo aperto di Napoli: Piazza del Plebiscito.

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