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Spazio redazionale

MAURO VEGNI: RIDURRE LE GARE WORLD TOUR PER SALVAGUARDARE LA QUALITA’. LAVORO PER LA SICUREZZA

Pietro Illarietti

27/06/2025

Anche il Direttore del Giro, porta il suo contributo con l'intervista odierna

MILANO. Il Consigliere di Lega Ciclismo, Mauro Vegni, vanta una lunga e autorevole esperienza nell’organizzazione di eventi ciclistici di rilievo internazionale. Attuale direttore del Giro d’Italia e di tutte le classiche organizzate da RCS Sport (Milano – Sanremo, Strade Bianche e Giro di Lombardia), è una figura di riferimento per il ciclismo professionistico italiano che nel corso della sua carriera ha maturato una profonda conoscenza delle dinamiche operative e della sicurezza in gara. Con una visione concreta e orientata alla tutela del movimento, risponde alle domande che abbiamo riservato anche agli altri suoi colleghi, consiglieri di Lega.

 

Cosa l’ha spinta ad accettare questo incarico?
Credo fortemente nella Lega dai tempi in cui Renato Dirocco era segretario della vecchia UCIP, con Pasquale Maisto presidente. Da quei tempi ritengo che il professionismo dovesse essere portatore dell’immagine del ciclismo e dei suoi valori verso l’esterno, essendo la punta di una piramide con una base ricca di valori. Per questo va gestito da componenti che lo conoscono a fondo a tutti i livelli. Penso alle tipologie dei contratti di lavoro e a tanti altri aspetti.

Quali crede siano le sfide da affrontare oggi per far crescere il ciclismo professionistico italiano?

Una delle sfide principali è costruire un calendario più coerente con le nostre esigenze nazionali. Oggi il numero di gare nel mondo è elevatissimo e questo rischia di frammentare la partecipazione e abbassare la qualità delle competizioni. Sarebbe opportuno ridurre il numero di corse a livello globale, per permettere a quelle che hanno una vera possibilità di crescere di attirare corridori all’altezza. Il World Tour è un buon strumento solo per chi ha gare importanti. Altrimenti gli oneri rischiano di essere troppi. Anche al Giro d’Italia abbiamo team che vengono controvoglia e questo non è un bene per la corsa.

Un altro nodo da affrontare riguarda il professionismo d’élite e il sistema dei punteggi. Oggi ci sono gare con punteggi diversi, anche all’interno dei Grandi Giri, e questo crea disparità. I punti sono determinanti per evitare retrocessioni e vanno perciò assegnati in modo più equo e trasparente. Serve una riforma che valorizzi il merito sportivo senza penalizzare chi non ha le stesse risorse organizzative o economiche.

Quanto è importante il lavoro di squadra all’interno della Lega?
Per me è fondamentale. Credo che oggi più che mai il lavoro di squadra sia il vero motore per portare avanti qualsiasi progetto con efficacia. Ma non solo nella Lega: è una regola valida in ogni ambito del ciclismo e dello sport. Per portare a casa un risultato serve l’opera di tutti quanti, nessuno escluso. L’uomo solo al comando andava bene per Mario Ferretti quando narrava le gesta di Fausto Coppi.

C’è un progetto o un’area specifica su cui si sente particolarmente motivato a lavorare?
Sono convinto che uno dei problemi importanti di questo periodo sia legato alla tutela della sicurezza dei corridori, al di là delle chiacchiere. Vorrei fare un seminario con i corridori italiani per far capire loro le problematiche da un altro punto di vista: quello dell’organizzatore. Tanti ex professionisti, una volta venuti a lavorare con me, si sono stupiti di quanto fatto per assicurare la loro sicurezza. Nessuno lo percepisce. Vivere le attività sulla strada significa affrontare condizioni particolari rispetto ad altri sport. Se oggi siamo riusciti ad evitare molti incidenti è perché siamo riusciti, grazie all’esperienza, a prevenirli.

E come giudica il lavoro del Presidente Pella, sino ad oggi?
Lo giudico come un lavoro importante fatto dal punto di vista politico e ha dato visibilità al movimento. Ha saputo costruire relazioni istituzionali e posizionare la Lega in modo più solido. Probabilmente, da buon politico, ha un’ottima visione. Al suo fianco poi ci vogliono persone con esperienza specifica nel settore, che possano affiancarlo nelle decisioni operative con competenza e concretezza.

Come immagina il ciclismo italiano tra tre anni, alla fine di questo mandato?
Innanzitutto il ciclismo è uno sport di squadra che vive dei singoli elementi. Abbiamo buoni corridori, ma inseriti in organici di team esteri. Quello che manca è il corridore di spicco in grado di attirare l’attenzione. Come fare? In parte è un fatto naturale che ogni tanto nasca un campione. La valutazione che faccio è che, in Italia, forse pretendiamo troppo e troppo presto dai nostri giovani, che poi si stufano. Noi siamo molto perfezionisti, lavorando su tanti aspetti ma esasperando i ragazzi. Certo è che quando c’è il talento, diventa tutto più facile.

Un messaggio o un augurio che vuole condividere con i colleghi consiglieri e con tutti gli appassionati di ciclismo.
Un messaggio molto semplice: che il ciclismo ritorni ad essere di prima fascia a livello internazionale.

 

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