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MARIA LAURA GUARDAMAGNA: CICLISMO FEMMINILE, SPONSOR E REGOLAMENTAZIONE AGENTI I TEMI CLOU

Pietro Illarietti

12/06/2025

Obiettivo la tutela degli atleti e la promozione del ciclismo femminile

MILANO: Maria Laura Guardamagna ricopre il ruolo di Consigliera all’interno del Consiglio Direttivo della Lega Ciclismo Professionistico, con un focus particolare sulla regolamentazione, la tutela degli atleti e la promozione del ciclismo femminile. L’avvocatessa porta nella Lega una visione lucida e determinata, frutto di una lunga esperienza nel campo giuridico e di una profonda attenzione verso le dinamiche sportive. Approfittiamo della sua competenza e del suo impegno concreto per porle alcune domande e approfondire tematiche cruciali per il futuro del movimento ciclistico italiano.Qual è stato il motivo principale che l’ha spinta ad accettare questo incarico all’interno della Lega del Ciclismo Professionistico?

La mia ambizione è contribuire al miglioramento del ciclismo femminile. Lo considero, sotto certi aspetti, persino più strutturato di quello maschile, almeno per quanto riguarda la qualità delle atlete. Tuttavia, c’è un grande paradosso: eventuali squadre femminili, pur avendo tutti i requisiti sportivi, non verrebbero considerate “professionistiche” a causa di lacune legislative. Ho sentito il bisogno di entrare direttamente nel sistema per cercare di comprenderlo a fondo e colmare mancanze come queste.

Quali sono, secondo lei, le principali lacune da sanare?

Soprattutto quelle legislative. Spesso chi legifera non conosce davvero il campo e propone interventi teorici, che però non producono gli effetti sperati proprio a causa della scarsa conoscenza della materia. Vorrei che tutti gli operatori del settore si sedessero a un tavolo per sviluppare soluzioni condivise e coerenti, partendo dalle reali esigenze di chi vive ogni giorno il ciclismo.

Quali crede siano le principali sfide da affrontare oggi per far crescere il ciclismo professionistico italiano?

La sfida più grande è attrarre sponsor. Non ho la visione “da dentro”,  del tecnico o del dirigente sportivo, ma credo fermamente che – come accade in altri sport come il tennis – la crescita del movimento passi dalla presenza di campioni ai massimi livelli. E senza risorse economiche è difficile arrivarci. Se un’azienda investe in una squadra con una prospettiva di lungo termine, lo farà anche nel settore giovanile. È un effetto a cascata, che può alimentare l’intero sistema.

Quanto è importante, secondo lei, il lavoro di squadra all’interno del Consiglio della Lega? E come giudica il lavoro svolto dal Presidente Pella fin qui?

Come in una squadra ciclistica, c’è il capitano e ci sono i gregari: il risultato si conquista tutti insieme. Il Presidente Pella, a mio avviso, ha lavorato molto bene. Sta dando visibilità alle gare e ai territori, rendendoli attrattivi anche per eventuali investitori. E non posso non citare il suo impegno sul fronte del ciclismo femminile, con l’iniziativa per l’equiparazione dei premi: un segnale importante per tutto il movimento.

C’è un progetto o un’area specifica su cui si sente particolarmente motivata a lavorare?

Sì, sulla regolamentazione degli agenti. Oggi in Italia c’è molta confusione, perché manca una disciplina specifica: l’obiettivo è allineare la figura dell’agente ciclistico a quanto già avviene nel calcio o nella pallacanestro. Nella stesura delle norme, il ciclismo è stato completamente dimenticato. Vogliamo cambiare le cose, sia per tutelare gli atleti, sia per valorizzare il ruolo

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