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Spazio redazionale

MARCEL VULPIS: IL CICLISMO CRESCE APRENDOSI AD ALTRI MONDI E STRUTTURANDOSI NEL MARKETING

Pietro Illarietti

13/06/2025

Un trait d'union con il precedente commissariamento

ROMA: Il Consigliere di Lega Ciclismo, Marcel Vulpis è il fondatore e Direttore di Sporteconomy (dal 2004) realtà specializzata nell’analisi macroeconomica del settore del marketing sportivo, e un passato da Vicepresidente vicario della Lega Pro Calcio. Possiede una solida conoscenza delle dinamiche strategiche e dei rapporti istituzionali.  Ecco per lui le domande che abbiamo riservato anche agli altri suoi colleghi, consiglieri di Lega.

Qual è stato il motivo principale che l’ha spinta a candidarsi questo incarico all’interno della Lega del Ciclismo Professionistico?

A differenza degli altri componenti del Consiglio, io arrivavo da un’esperienza a supporto del commissariamento della Lega. In quei 18 mesi si sono sviluppate relazioni con diversi organizzatori, soprattutto in alcune regioni. Rapporti sinceri, basati anche su stima e amicizia. Alla fine del commissariamento, proprio da parte loro è arrivata la richiesta di proseguire il percorso all’interno del board della Lega che si stava costituendo, vista anche la mia esperienza in ambito governance. Ho deciso di candidarmi, anche per il buon rapporto creato in quel periodo.

Inoltre, conoscevo già dai tempi delle mie esperienze nel mondo del calcio il Presidente Pella, anche se non ci eravamo mai frequentati al di fuori degli ambiti istituzionali. Ricordo un suo progetto su calcio e turismo con la Lega Serie B, portato avanti come membro dell’ANCI. Quando poi ho avuto modo di confrontarmi direttamente con lui, ho percepito tutta la sua passione viscerale per il ciclismo. Mettendo insieme tutto questo, ho accettato con entusiasmo l’incarico.

Quali crede siano le principali sfide da affrontare oggi per far crescere il ciclismo professionistico italiano?

Una delle sfide principali è legata alla visibilità televisiva e alla qualità della produzione. Bisogna lavorare sul miglioramento degli asset legati agli eventi, ed è qualcosa che il presidente ha già iniziato a fare, trovando le risorse necessarie. Anche sul piano della comunicazione, c’è tanto da fare.

Oggi il ciclismo professionistico deve tornare ad essere lo sport più amato dagli italiani, come lo era dopo la Seconda guerra mondiale, addirittura prima del calcio. Negli ultimi decenni il ciclismo ha faticato a capire quale direzione prendere, mentre il calcio ha saputo svilupparsi, in particolare con la valorizzazione dei diritti televisivi dagli anni ’90 in poi. È lì che il calcio ha preso il sopravvento.

Noi dobbiamo porci una domanda: cosa è successo al ciclismo tra il 1945 e il 1990? In quel periodo, esisteva un certo equilibrio tra i due sport. Poi, il calcio ha saputo cogliere le opportunità offerte dalla televisione, mentre il ciclismo è rimasto indietro. Serve un nuovo posizionamento nel panorama televisivo.

Guardiamo il caso del tennis: grazie a Sinner, il movimento sta risorgendo e ottenendo spazi sempre più importanti in TV. L’Italia ha bisogno di icone: anche il ciclismo deve sforzarsi di creare nuovi campioni capaci di riaccendere la passione popolare. Dobbiamo trovare le corde giuste e investire per far nascere questi nuovi idoli.

Quanto è importante, secondo lei, il lavoro di squadra all’interno del Consiglio della Lega? E come giudica il lavoro svolto dal Presidente Pella sin qui?

Il lavoro di squadra è fondamentale e, unito ad un clima interno positivo, è importante per potersi confrontare sui vari progetti che abbiamo sul tavolo: se non si discute, non si cresce.

Per quanto riguarda il Presidente Pella, ha una leadership forte e concreta. Indirizza con decisione la linea politica della Lega, mettendoci sempre la faccia, parlando con tutti gli attori del mondo del ciclismo e battendosi in prima persona per gli obiettivi comuni. Pur essendo molto istituzionale, non ha paura di scendere in campo e mettersi in gioco.

C’è un progetto o un’area specifica su cui si sente particolarmente motivato a lavorare?

Gli ambiti in cui posso dare il mio maggiore contributo sono senz’altro quelli legati all’aspetto televisivo, alla comunicazione e al mondo degli sponsor.

Come immagina il ciclismo italiano tra 3 anni, alla fine di questo mandato?

Credo che il presidente voglia lasciare una grande eredità. Nel suo DNA c’è la volontà di far crescere la Lega, di portare l’attenzione degli stakeholder su un mondo affascinante, ricco di storia, ma sul quale, in questi anni, sembra essersi creata una patina di polvere.

Con questa gestione proattiva, l’obiettivo è realistico: lasciare il ciclismo in una condizione migliore rispetto a come lo abbiamo trovato. Grazie a progetti concreti e a un’organizzazione più efficiente, chi verrà dopo troverà un modello solido e pronto a camminare con le proprie gambe. Una Lega più ricca, più forte, più credibile.

Un messaggio o un augurio che vuole condividere con i colleghi consiglieri e con tutti gli appassionati di ciclismo.
Il mio augurio è che si riesca a guardare al ciclismo con una visione a 360 gradi. Questo sport può crescere solo se entra in dialogo con altri mondi. Un prodotto non evolve se rimane chiuso nel proprio perimetro. Il mondo dell’intrattenimento sta cambiando profondamente, e anche il ciclismo deve aprirsi, abbandonando la logica della “tribù degli addetti ai lavori”.

Serve maggiore apertura verso il grande pubblico, qualche sorriso in più. Il ciclismo ha bisogno della gente, deve creare spettacolo, emozioni, coinvolgimento. E per farlo servono investimenti, competenze e un forte lavoro sul marketing.

 

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