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Spazio redazionale

DAVIDE GOETZ: DIALOGO E LAVORO PER TUTELARE ORGANIZZATORI E GIOVANI

Pietro Illarietti

18/06/2025

Il presidente di ADISPRO esprime la sua opinione sul movimento ciclistico italiano

MILANO: Davide Goetz  si occupa principalmente di contenzioso civile e del lavoro. Nei suoi trent’anni di  attività professionale ha seguito importanti pratiche in ambito giudiziale per clienti operanti in diverse attività, con particolare riferimento al settore civile, societario, del lavoro. Nel ciclismo ricopre il ruolo di Presidente dell’ADISPRO, l’associazione dei Direttori Sportivi. E’ nel direttivo della Lega Ciclismo e anche a lui rivolgiamo alcune domande.

Partendo da Scotti, Ghigo, Vegni, sino alla presidenza di Roberto Pella, la sua esperienza in Lega Ciclismo copre ormai due decenni di ciclismo, con quali stimoli ha iniziato questo nuovo mandato?

Il ciclismo in questi anni è cambiato moltissimo, la sua globalizzazione ha profondamente spostato i baricentri tecnici ed economici del professionismo. Quando ho cominciato, è vero che il nostro movimento era già in declino, ma eravamo ancora leader mondiali sotto diversi punti di vista. Adesso facciamo fatica a stare al passo e in parte è una conseguenza inevitabile dei cambiamenti geopolitici globali, perché si sono moltiplicate le nazioni che promuovono nuovi talenti e le corse sono ormai in tutti i continenti. In parte, sicuramente, dipende anche da noi, forse potevamo fare di più. Sicuramente la personalità e la concretezza del nuovo presidente Pella è un forte stimolo nel credere e perseguire un’inversione di tendenza, nel sostenere di più e meglio le nostre squadre e i nostri organizzatori.

Quali crede siano le sfide da affrontare oggi per far crescere il ciclismo professionistico italiano?

I nostri professionisti sono l’eccellenza di quanto riesce a produrre il movimento giovanile e se questo settore entra in crisi di riflesso ne risente la possibilità di selezionare campioni che muovano la passione e la fantasia dei ragazzi e dei genitori che debbono scegliere quale disciplina sportiva praticare, come un cerchio che si chiude o che non si chiude. Per stimolare l’attività agonistica su strada, è anzitutto la Federazione che ha il compito di promuovere iniziative sulla sicurezza, sia negli allenamenti, sia in gara, favorendo una percezione più rassicurante e attrattiva di quella odierna. La Lega coopera con FCI con le proprie iniziative, come ad esempio quella portata a buon fine da Pella della promulgazione di una legge relativa all’organizzazione delle gare su strada, è qualcosa di concreto da cui cominciare.

Quanto è importante il lavoro di squadra all’interno della Lega.

Come appena accennato, è anzitutto fondamentale rifondare sul serio il lavoro di squadra all’esterno, a partire da un nuovo dialogo corretto e costruttivo con FCI, da cui non si può prescindere in un progetto davvero efficace e quindi più ampio. E’ un problema risalente, ma torno a sottolinearlo, poiché immaginare questi due enti, di cui l’uno tra l’altro promanazione dell’altro, come vasi non comunicanti, è un errore politico che preclude a priori un vero sviluppo e anche sotto questo profilo posso confermare che i tentativi di migliorare la comunicazione di sono, tra l’altro l’autorevolezza del vicepresidente Giuseppe Saronni potrà ulteriormente favorire il superamento di pregiudizi che in passato sono stati penalizzanti.

E come si costruisce un dialogo efficace tra i vari soggetti del mondo del ciclismo?

I momenti di confronto all’interno del direttivo nella nuova Lega sono stati molto potenziati, come rappresentante dei direttori sportivi posso frequentemente discutere con le altre categorie del professionismo delle varie tematiche all’ordine del giorno e mi faccio portatore degli spunti che mi vengono suggeriti dal dialogo con i miei direttori, mi sembra che anche con il nuovo statuto la rappresentatività del direttivo sia stata preservata. Certo, è capitato che su certi temi ci fossero sensibilità diverse e sia stato necessario mediare, ma fa parte delle regole democratiche di qualsiasi organizzazione. In questo momento il focus è comunque sulle squadre e sugli organizzatori, cu cui ci stiamo concentrando, se soffrono queste due categorie, ne risentono direttamente corridori e direttori sportivi.

E come giudica il lavoro del Presidente Pella, sino ad oggi?

Se il mio giudizio non fosse senz’altro positivo, avrei glissato e parlato ancora del collettivo. Invece ci tengo a cogliere l’occasione per ringraziarlo pubblicamente, anche da parte di ADISPRO, perché il suo esordio nel settore è stato davvero di una concretezza e di una qualità straordinarie, non solo per l’apporto economico senza precedenti ottenuto nella legge di bilancio, tale da consentirci una piena indipendenza e di svolgere un lavoro di alta qualità sui progetti di sviluppo, ma anche per le generosità con cui si è speso pubblicamente, restituendo a tutta la Lega un visibilità e una legittimazione che non aveva mai avuto. Spero davvero che la sua passione non venga meno, perché l’impegno è gravoso, poi naturalmente si dovrà confermare, anche sviluppando una sua visione più precisa sulle priorità, con il supporto del direttivo.

A quali priorità di riferisce, quali sono secondo lei i temi più importanti da tenere in considerazione?

Come già detto, grazie a Pella il Parlamento ha già promulgato una legge che agevola il passaggio delle corse nei comuni, ma si deve arrivare a dare vere garanzie agli organizzatori che escludano responsabilità penali e civili irragionevoli e che disincentivano l’organizzazione delle corse di paese, fatte salve ovviamente le responsabilità per l’oggettiva violazione di norme sulla sicurezza. Se vogliamo un rilancio del movimento giovanile sul territorio e quindi contrastare la sparizione delle gare regionali, dobbiamo gestire in modo adeguato la deteriore tendenza a trovare per forza un responsabile della caduta, il ciclismo purtroppo è uno sport pericoloso e se certamente è sacrosanto perseguire la massima sicurezza ragionevolmente possibile, ciò non può avvenire con il cercare a tutti i costi un capo espiatorio. Quanto alle squadre, non deve cessare il lavoro di connessione con aziende interessate ad una promozione tramite il ciclismo professionistico.

Come immagina il ciclismo italiano tra tre anni, alla fine di questo mandato?

Per un vero cambiamento, occorrono dieci anni di lavoro diverso rispetto a quello fatto in precedenza. Questo nuovo inizio induce ad essere fiduciosi, ma sarei già soddisfatto se si potrà affermare che qualcosa è davvero cambiato, nel clima e nelle aspettative, con un recuperato senso di fiducia, con qualche nuova gara e finalmente con una squadra world tour italiana dopo tanti anni, con tanto impegno e un minimo di fortuna è possibile e sarebbe una prima svolta, è quanto auguro ai miei colleghi consiglieri e a tutti gli appassionati di ciclismo.

 

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