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Spazio redazionale

CLAUDIO CORTI: CON BUGNO CHE SODDISFAZIONI. RAGAZZI ANDATE IN TEAM ORGANIZZATI

Pietro Illarietti

16/07/2025

Corridore, Direttore Sportivo, Manager

Claudio Corti, 62 anni, bergamasco, è stato un atleta capace di vincere la medaglia d’argento ai Mondiali di Barcellona nel 1984, due volte campione italiano (1985 e 1986) e autore di una decina di vittorie nella massima categoria. Da dilettante fu campione del mondo nel 1977. Appesa la bici al chiodo, ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo e successivamente di team manager. Quarant’anni nel ciclismo, attraversando diverse ere sportive e maturando un’esperienza significativa.

“Hai seguito le attività della Lega Ciclismo negli ultimi mesi? Che idea ti sei fatto del lavoro che sta portando avanti per valorizzare il ciclismo italiano e chi lo ha reso grande?”
Meno male che qualcuno si sta muovendo per fare qualcosa. Il ciclismo ne aveva bisogno.

Partiamo da un ricordo forte: qual è il momento più significativo della tua carriera da professionista?
Io non ero un campione in senso assoluto, ma di ricordi ne ho tanti. La mia carriera non è stata solo da corridore, ma anche da tecnico in ammiraglia, con quattro Giri vinti e tre Mondiali. Personalmente, i Mondiali di Barcellona e il Campionato Italiano di Montebelluna sono due ricordi indelebili. Così come il mio primo Giro del Friuli, che fu un momento di ripartenza dopo due anni sfortunati.

Cosa significa per te aver indossato la maglia di campione italiano? La senti ancora “tua”?
Ho cominciato a seguire le gare da ragazzo, avevo sei anni, seguivo mio fratello. L’amore per il ciclismo è stato qualcosa di particolare. Ho sempre visto ogni maglia come una motivazione. In genere è un simbolo che ti spinge a dare il meglio, e il tricolore l’ho sempre affrontato al massimo. Dopo la medaglia ai Mondiali del 1984 ho subito pensato al Campionato Italiano, dedicandoci anche tanto impegno mentale. Ora ho quelle maglie a casa come ricordo, ma vorrei donarle a qualche museo. Forse a quello del Ghisallo e a uno in Belgio.

C’è una corsa o un rivale che ha segnato in modo particolare la tua carriera?
Diciamo che, non essendo un campionissimo, non avevo un rivale diretto. Mi ha dato invece grande soddisfazione, da direttore sportivo, il mio rapporto con Gianni Bugno. Con lui ho potuto fare il vero DS, giorno dopo giorno, costruendo un’esperienza e portando la mia visione. Non c’era tutta la tecnologia di oggi, e abbiamo vissuto insieme momenti unici. Ho portato tante delle mie convinzioni in quel rapporto.

Come hai vissuto il passaggio dalla vita da atleta a quella post-carriera? È stato difficile?
Io ho avuto la fortuna di potermi dedicare al ciclismo come lavoro. Da corridore pensi che sia un momento della tua vita, quasi un sogno. Poi diventi DS, manager e anche amministratore (con Barloworld e Colombia). Dal mio punto di vista non è stato difficile. Di fatto ho smesso a ottobre e a gennaio ero già in ritiro con la squadra come DS. Il passaggio non è stato traumatico: devi solo cambiare modo di pensare.

Oggi in cosa sei impegnato? Il ciclismo è ancora parte della tua quotidianità?
Oggi sono in pensione, ma seguo ancora con attenzione. Tecnicamente ho ancora occhio. Faccio piccole attività sportive con amici. Dal 1990 al 2019 non ho più pedalato, perché ero impegnato come dirigente. Dopo il Covid ho ricominciato a uscire in bici e adesso pedalo circa due ore alla settimana. Certo, mi piacciono ancora le belle corse. Mi sento ancora parte del ciclismo e mantengo rapporti con molti colleghi di un tempo.

Cosa pensi del ciclismo di oggi? C’è qualcosa che, secondo te, andrebbe recuperato dal passato?
Certo, non si può tornare indietro. Però la scuola tecnica è ancora quella, e va valorizzata.

Hai un consiglio per i giovani che sognano di diventare professionisti?
Di andare nei team organizzati. Io ho fatto l’errore di non entrare nella formazione di Felice Gimondi quando ero giovane. Se lo avessi fatto, avrei ottenuto risultati prima. Un capitano forte ti fa crescere più in fretta. Oggi non so esattamente come si lavori, quindi è difficile dare un consiglio preciso.

Ciclismo
SpecialitàStrada
Termine carriera1989
Carriera
Squadre di club
1978-1979Zonca
1980San Giacomo
1981-1984Sammontana
1985-1987Supermerc. Brianzoli
1988-1989Chateau d’Ax
Nazionale
1984-1986Italia (bandiera) Italia
Carriera da allenatore
1990Chateau d’Ax
1991-1993Gatorade
1994Polti
1997-2004Saeco
2005Lampre
2006-2009Barloworld
2012-2015Colombia
Palmarès
 Mondiali
OroSan Cristóbal 1977In linea dil.
ArgentoBarcellona 1984In linea
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