DOPO 16 ANNI ALESSANDRO DE MARCHI SALUTA IL GRUPPO
La festa più grande, però, deve ancora arrivare. Alessandro vive ad Artegna con la moglie Anna e i figli Giovanni (7 anni) e Andrea (4), ma un pezzo grande del suo cuore resta a Buja, dove nel weekend del 25-26 ottobre si terranno esibizioni di giovanissimi corridori e altri eventi in suo onore.

Con la Veneto Classic da Soave a Bassano del Grappa si è conclusa la carriera di Alessandro De Marchi, alfiere della Jayco-AlUla. Prima del via, il corridore originario di Buja (Udine) è stato festeggiato dal presidente della Lega Ciclismo Professionistico, onorevole Roberto Pella, e dagli altri 139 protagonisti della corsa.
“Passare tra tanti campioni che in mio onore hanno alzato le bici è stato emozionante – racconta Alessandro – e ringrazio il pubblico per gli attestati di simpatia. Nel finale non sono riuscito a lottare per la vittoria, ma l’incitamento della gente l’ho sentito ancora più forte.”
Bellissimo anche il post-Veneto Classic, con l’accoglienza dei compagni di squadra, dirigenti e funzionari Jayco-AlUla al motorhome.
“Filippo Zana è uno dei compagni con cui ho legato di più alla Jayco-AlUla: c’era anche lui a festeggiarmi, oltre al mio fan club.”
La festa più grande, però, deve ancora arrivare. Alessandro vive ad Artegna con la moglie Anna e i figli Giovanni (7 anni) e Andrea (4), ma un pezzo grande del suo cuore resta a Buja, dove nel weekend del 25-26 ottobre si terranno esibizioni di giovanissimi corridori e altri eventi in suo onore.
Il “rosso di Buja” ha sempre corso per squadre importanti, e nel suo palmarès figurano vittorie di rilievo. Il primo successo risale al Giro del Delfinato 2013, nella tappa con arrivo a Risoul. Alla Vuelta a España ha ottenuto tre vittorie di tappa, rispettivamente nelle edizioni 2014, 2015 e 2018. Splendida anche la vittoria al Giro dell’Emilia 2018, mentre la Tre Valli Varesine 2021, vinta sotto la pioggia, lo ha reso popolare e amato dal pubblico. In quella occasione, De Marchi si impose in via Sacco a Varese, battendo in volata Davide Formolo, con Tadej Pogačar terzo.
La Salorno–Stans del Tour of the Alps 2024 è stata la sua ultima vittoria di una carriera importante. Ai successi in linea si aggiungono otto cronosquadre e un circuito a invito.
“Non riesco a distinguere quale vittoria mi abbia dato più emozioni – afferma – e non voglio fare distinzioni: ringrazio tutti gli organizzatori.”
Al Giro d’Italia 2021 ha indossato la maglia rosa al termine della quarta tappa, con arrivo a Sestola, mantenendola fino alla sesta, a San Giacomo (sopra Ascoli).
“Forse con più accortezza la mia leadership poteva durare di più; averla tenuta solo due tappe è un piccolo rimpianto.”
Un altro rimpianto risale al Mondiale di Ponferrada 2014:
“Fino a tre chilometri dal traguardo ero vicino al podio. Poi l’azione di Kwiatkowski, che vinse, ha mandato all’aria ogni strategia. È un peccato, perché occasioni così capitano raramente.”
In sedici anni di professionismo, i momenti belli sono stati moltissimi:
“Soprattutto quando al Giro d’Italia si passava nel mio Friuli, col pubblico vicino.”
I tre successi alla Vuelta, quelli al Giro dell’Emilia e alla Tre Valli — tutte corse di fine stagione — confermano che De Marchi dava il meglio di sé tra fine estate e inizio autunno.
“Effettivamente, molte cose si sono incastrate bene in quel periodo.”
Il Giro dell’Emilia si decide tradizionalmente sulle rampe del Santuario di San Luca, mentre la Tre Valli 2021 aveva come punto chiave la salita dei Ronchi, dalle pendenze più dolci:
“Eppure vincere la Tre Valli è stato molto più faticoso. Io e Formolo eravamo inseguiti da Pogacar e altri grandi campioni, pioveva, la corsa sembrava non finire mai.”
Il corridore più forte con cui abbia mai gareggiato è, logicamente, Tadej Pogacar.
“Oltre a lui, i migliori sono stati Chris Froome, Alberto Contador e Peter Sagan. Sono stato due anni compagno di Sagan alla Cannondale e ho legato molto con lui. Anche il periodo alla BMC, con Greg Van Avermaet capitano, è stato significativo: si instaurò un bel rapporto di collaborazione.”
Alla Jayco-AlUla ha trovato altri campioni:
“Michael Matthews è forte, brillante, vincente, affabile.”
Alla maglia Jayco-AlUla è legato anche il successo al Tour of the Alps 2024:
“Mi mancavano quattro settimane al 38° compleanno e ho staccato tanti campioni in procinto di fare il Giro d’Italia. Impossibile dimenticare.”
Un successo ottenuto in sella a una Giant, ma Ernesto Colnago lo ha comunque chiamato per complimentarsi.
Nel film della sua carriera, tanti gli attori protagonisti:
“Esclusi quelli delle categorie giovanili, come manager tecnico metto al primo posto Roberto Bressan del Cycling Team Friuli, che ha avuto un ruolo importante nella mia crescita, insieme al ds Renzo Boscolo. Da professionista, nei primi due anni, il maestro è stato Gianni Savio: correre nella sua Androni è stato come andare all’università.”
Il “rosso” ora si gode i primi giorni da ex corridore, circondato dalla famiglia.
“Tutti mi chiedono cosa farò da grande. Mi vedo ancora vicino al mondo del ciclismo, probabilmente come direttore sportivo. Sto perfezionando degli accordi; lontano dalle bici non so stare.”
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