L’Adriatica Ionica Race guarda già al futuro

Seicentosettanta chilometri di gara, cinque tappe, centodieci atleti e sedici team: sono i numeri che raccontano la festa dell’Adriatica Ionica Race sulle strade d’Italia. La nuova corsa a tappe firmata dall’ex campione del mondo e vincitore di quattro Liegi-Bastogne-Liegi Moreno Argentin ha archiviato domenica la prima, storica edizione, con un bilancio decisamente positivo. Da un punto di vista sportivo, la gara tra Veneto e Friuli Venezia Giulia ha goduto di una partecipazione di alto livello, con ben cinque squadre World Tour in gara e sette agguerrite Professional. Tra i tanti protagonisti, due hanno brillato su tutti. Il primo è il colombiano Ivan Ramiro Sosa, il nuovo talento dell’Androni Giocattoli-Sidermec, che è riuscito a soli 20 anni nell’impresa di domare il durissimo Passo Giau e di diventare il primo re dell’Adriatica Ionica Race. L’altra metà della copertina è per Elia Viviani, il campione olimpico su pista che ha conquistato tutte e tre le volate a disposizione e ha aggiunto il successo nella cronosquadre inaugurale con la sua Quick-Step Floors (più due giorni in maglia da leader), portando a quattro il bottino di trionfi. Ancora un poker dopo il Giro d’Italia, coronato anche stavolta da una maglia, quella rossa Full Speed Ahead della classifica a punti.

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Nel complesso, l’Adriatica Ionica Race ha offerto lo spettacolo di cinque tappe equilibrate e mai banali, con una cronometro in apertura a Lido di Jesolo, i saliscendi di Maser, le scalate dolomitiche a Rolle, Valles e Giau, l’affascinante sterrato di Aquileia, l’arrivo in laguna a Grado e lo sprint finale nel “salotto” di Piazza Unità d’Italia a Trieste. Il percorso misto si è rivelato una vetrina di futuri campioni: oltre a Sosa (maglia azzurra Geo&Tex 2000 di leader e maglia bianca Gabetti di miglior giovane), anche Giulio Ciccone della Bardiani-Csf, secondo in classifica a 23 anni, il russo Ildar Arslanov della Gazprom-Rusvelo, 24 anni e terzo nella generale, ed Edward Ravasi, classe 1994, che ha chiuso al quarto posto dopo essere stato secondo a 18’’ dal leader. L’età media della top 5 si aggira intorno ai 23 anni, gli stessi di Enrico Logica (Biesse Carrera Gavardo) che con caparbietà ha portato a casa la maglia verde dei gpm sponsorizzata Prologo. Una celebrazione della nuova generazione ciclistica.

Pienamente centrato anche uno degli obiettivi che hanno ispirato il progetto dell’Adriatica Ionica Race, cioè quello di valorizzare le bellezze paesaggistiche dell’Italia e di promuovere una forma di mobilità “lenta” ecosostenibile. Il filo della corsa ha tessuto insieme territori diversi, dai centri balneari del mare Adriatico all’incanto delle Dolomiti, tutti accomunati da un’importante risposta del pubblico e da una atmosfera di festa per l’arrivo dei campioni.

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“Abbiamo vinto la sfida – il commento di Moreno Argentin, ideatore della gara insieme a Marco Ferro di Quanto Basta s.r.l. –. Siamo arrivati a Trieste dopo cinque giorni intensi e coinvolgenti. Tutto è andato per il meglio, dai percorsi alla sicurezza in gara: nulla ha rovinato la festa che volevamo regalare con questa nuova avventura a tappe. Il ringraziamento va a tutto lo staff organizzativo, alle istituzioni locali, alla Polizia Stradale, alle forze dell’ordine locali, agli atleti e ai tanti tifosi che hanno reso memorabile la prima edizione. L’Adriatica Ionica Race ha lanciato un giovane di grandi prospettive come Ivan Ramiro Sosa e celebrato un campione come Elia Viviani nell’anno della sua consacrazione. Personalmente, ho vissuto questi giorni con la stessa determinazione che impiegavo nel prepararmi alle grandi Classiche del ciclismo: ho riabbracciato nelle vesti di organizzatore un mondo che mi mancava ormai da molto tempo”.

L’Adriatica Ionica Race non si ferma a Trieste e continua a rivolgersi al futuro. Grazie all’importante patrocinio del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) Euregio “Senza Confini” presieduto da Luca Zaia – che comprende Regione Veneto, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Land Carinzia – la corsa intende uscire dai confini italiani per raggiungere in cinque anni Atene. “Il nostro intento è sempre stato quello di dare vita a una corsa speciale – spiega Argentin –, che potesse abbattere le barriere tra i popoli, creare un ponte tra culture diverse e portare i valori del ciclismo anche in luoghi meno tradizionali. Guardiamo al futuro, facciamo tesoro di questa esperienza e lavoriamo per crescere nel prossimo anno”.

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