Lega del Ciclismo Professionistico

Procuratori Sportivi: oggi la prima sessione di esami per l’abilitazione. Intervista con il Presidente della Commissione Procuratori, l’avvocato Pietro Caliceti: “valorizzare e professionalizzare una categoria che si è sviluppata enormemente, e che richiede responsabilità e competenza al fine di garantire meglio gli atleti”.

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La sua professione è quella di avvocato che opera, in prevalenza, nel complesso ed articolato campo del diritto commerciale e societario. La sua passione è il ciclismo e la bicicletta. Spettatore appassionato ma, in pari tempo, sportivo praticante e costante delle due ruote. Cicloturista evoluto, come si suole dire, che non disdegna – anzi…- “…avessi maggiore tempo a disposizione, ma….” è la sua recriminazione, la partecipazione, con buoni risultati, a diverse Granfondo con esiti che definisce come “discreti”. Non si sa se l’aggettivo discreto sia riferito a un requisito indispensabile nella sua attività professionale che estende poi alla sua attività ciclistica amatoriale. Qualcuno dice anche più di discreto dato che nelle sfide fra gli esperti di codici e pandette su due ruote, sovente, primeggia nella sua categoria d’età (i prossimi sono cinquanta) avendo rivestito anche diverse maglie tricolori, tricolori per la categoria, s’affretta a precisare l’avvocato in bicicletta. Non parliamo de “l’avocatt in bicicletta”, il titolo di un famoso libro del grande Gianni Brera dedicato a Eberardo Pavesi, corridore dei tempi eroici del ciclismo e poi celeberrimo direttore sportivo (e molto di più) dell’altrettanto mitica Legnano. Parliamo di Pietro Caliceti, famiglia d’origine emiliana, ora milanese a tutto tondo. E’ il presidente della Commissione Procuratori della Federazione Ciclistica Italiana che presiede e che annovera anche i colleghi avvocati Gianpiero Baccaro e Francesco Borrello.f00001412_4935496

L’avvocato Caliceti spiega che la Commissione Procuratori è stata fortemente voluta dalla Federazione Ciclistica Italiana, in coordinata sinergia con la Lega del Ciclismo Professionistico, per cercare di disciplinare e valorizzare al meglio la figura di questi operatori del settore. Una figura che si è largamente sviluppata negli ultimi decenni con operatori provenienti da esperienze professionali e personali variamente composite. La vita e il lavoro della Commissione Procuratori nasce dall’avvertita necessità espressa dalla F.C.I. e dalla L.C.P. per professionalizzare (brutto termine che rende però l’idea) al meglio questa figura di professionista che concede  – o, meglio,  concedeva – , talvolta e anche sovente, troppi spazi a qualche improvvisatore. Questo è lo spirito della legge, per dirla con il signore di Montesquieu, anche se nel caso non si tratta di legge, né di filosofia del diritto, ma di regole. Regole che devono comunque riflettersi in positivo nei rapporti che hanno anche profonde implicazioni con gli assistiti dai procuratori, ossia i primattori del ciclismo, che sono sempre, è bene non scordarselo e tenerlo sempre a mente, i corridori. Un capitale umano che deve essere aiutato a valorizzarsi, ad essere cosciente dei propri diritti e doveri, verso tutti i soggetti, le associazioni e le realtà che operano nel ciclismo, nel professionismo soprattutto. Questo sia a livello nazionale, sia a livello internazionale per rendere i corridori, anche in giovane età, coscienti e conoscenti delle realtà in cui operano e svolgono quella che è sempre, prima che divenga un lavoro, una passione.

L’avv. Caliceti, in tema, anche in base a informazioni assunte in ambito internazionale, riferisce che l’Italia è la prima nazione al mondo a muoversi in questo settore ricercando una strutturazione e una disciplina di tale complessa materia che richiede conoscenza e competenza nei più disparati settori, al passo con i tempi. Un lavoro partito in sordina ma portato avanti con costanza da circa tre anni, anche in risposta a un tentativo di regolamentazione in materia, a livello internazionale, targato U.C.I. che è però rimasto circoscritto a pochi soggetti già operanti e non ha trovato l’adesione e il gradimento auspicati dall’U.C.I. stessa e di coloro i quali erano i soggetti e le figure coinvolte.

D’altronde l’Italia è o non è la patria del diritto? Magari, sovente, un po’ troppo causidico ma così è.

La portata, la complessità e il tecnicismo degli argomenti appartengono agli specialisti e a coloro i quali vorranno intraprendere la strada per acquisire l’iscrizione all’albo.

L’avv. Caliceti sintetizza, per sommi capi, i punti qualificanti per l’iscrizione all’albo nazionale, necessaria, indispensabile e imprescindibile,  per acquisire l’abilitazione ed essere inseriti nell’albo.

Dopo il riscontro dell’essere in possesso dei requisiti di base per i candidati che intendono affrontare gli esami, il superamento degli stessi, con prove scritte e orali dell’articolato scibile ciclistico,  dà il diritto d’iscrizione all’albo. Gli avvocati hanno accesso diretto all’albo, senza affrontare gli esami, ma è comunque richiesta  e conditio sine qua non, per esercitare la professione, l’iscrizione all’albo.

Non è finita qui però. Una volta ottenuta l’abilitazione l’operato del procuratore sportivo sarà sempre e comunque monitorato dalla Commissione Procuratori nell’intento d’accentuare e diffondere il senso di responsabilizzazione degli iscritti all’albo verso gli assistiti, nel reciproco interesse e coinvolgimento, in vari temi. Temi e argomenti a 360 gradi  riguardanti le molteplici normative che riguardano il mestiere del corridore, dalle materie strettamente tecniche e sportive, alle leggi dello stato, anzi di vari stati, vigenti in materia e, ultimo ma non ultimo, l’argomento del doping e dell’antidoping. Questo anche per cercare di evitare che, rifacendosi ad un vecchio proverbio che recita “il merito ha tanti padri ma la colpa è nata orfana” e il cerino acceso rimanga sempre in mano al corridore. Una chiamata di corresponsabilità, un’esortazione ad esercitare la professione anche in funzione d’educazione preventiva, ad iniziare dalla più giovane età.

Un lavoro da condurre in profondità e che non abbia solo implicazioni e motivazioni economiche ma da gestire in coordinazione con tutte le componenti del ciclismo. Il fine è di preparare professionisti del settore in grado di confrontarsi, consigliare, operare al meglio, nelle molteplici sfaccettature, in favore dei corridori e, per benefica ricaduta auspicabile e condivisa, verso tutto il movimento.

Questo è quello che, in termini piani, accessibili, senza troppi “ismi”la Commissione Procuratori, su mandato della F.C.I.-L.C.P., si propone di portare avanti, come ha spiegato appunto l’avv. Caliceti che, richiesto di quale sia il suo modello ciclistico ha risposto con un nome e cognome di garanzia assoluta: Felice Gimondi, suo preferito fin da ragazzetto quando lo seguiva sugli schermi, in bianco e nero all’epoca, del televisore e sognava.

In tema di serietà, concretezza e appeal il nome e cognome rappresentano un’assoluta garanzia, non c’è che dire.

Non resta che augurare buon lavoro all’avv. Pietro Caliceti e ai suoi colleghi della Commissione Procuratori.

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