Lega del Ciclismo Professionistico

Ciclismo italiano in crisi?

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Si dice giustamente che il ciclismo italiano viva una profonda crisi, e che lo specchio di questa crisi sia la mancanza di risultati nelle gare più importanti: le classiche, i grandi giri, il calendario che conta.

Ebbene analizzando nel dettaglio la stagione appena conclusa bisogna ammettere che, a parte l’acuto di Enrico Gasparotto all’Amstel  Gold Race, abbiamo solo parzialmente ripetuto le performance in negativo delle scorse stagioni: poche vittorie, ma non pochi piazzamenti di pregio (Pozzato secondo al Giro delle Fiandre, Ballan terzo alla Parigi-Roubaix e al Giro delle Fiandre, Nibali secondo alla Liegi e terzo alla Milano-Sanremo, Gasparotto terzo alla Liegi, Santambrogio quarto al Lombardia).

Non sembrano i mumeri di un ciclismo in crisi di risultati, soprattutto se affiancati allo splendido podio di Vincenzo Nibali al Tour de France alle spalle di una Sky irranggiungibile.

Se andiamo più in profondità nell’analizzare le statistiche e i numeri del nostro movimento ci accorgiamo che i segnali non sono poi così negativi e che comunque c’è un trend di crescita in positivo.

Vediamo nel dettaglio: prendendo come riferimento la classifica stilata da Cycling Quotient, ben più completa e veritiera di quelle UCI e adatta a misurare il valore sportivo degli atleti, ci si accorge che abbiamo comunque piazzato 18 corridori tra i primi 100 del ranking attuale, 7 nei primi 50 e 1 nei primi 10 (Nibali 6°).

Non è un risultato da poco perché il tanto decantato ciclismo inglese, in un anno di trionfi forse irripetibile, mette solo 4 corridori nei primi 100, 3 nei 50 e 1 nei primi 10 (Wiggins 2°).  Belgio (7 nei 100) e Australia (8 nei 100) per non parlare della Francia (10 nei 100), che è la nazione con il maggior numero assoluto di corridori professionisti, sono tutti  ben distanziati. Solo la Spagna riesce da anni a coniugare qualità e quantità  proponendo  comunque 9 corridori tra i primi 100, ma ben 2 nei primi 5 (Rodriguez e Valverde) e,  come noi, 7 nei primi 50. Anche la Germania è in crescita con 2 atleti nei primi 10 (Greipel e Degenkolb) e 4 nei primi 50.

Come si vede dai numeri non una crisi profonda e irreversibile, piuttosto un difficile ricambio generazionale tra i corridori vittoriosi nati negli anni 70 (Bartoli, Casagrande, Bettini, Cipollini, Scarponi, Paolini, Ballan, Di Luca, Petacchi, Pellizotti, Basso, Rebellin ) e all’inizio degli anni 80 (Cunego, Bennati, Pozzato)  e le nuove e promettenti leve, nate dopo il 1989 che si sono messe in luce quest’anno Moser, Ulissi, Felline, Guardini, Viviani (nella foto la sua vittoria di oggi in Cina) …

In mezzo ci sono stati anni, all’incirca dal 1982 al 1988, con una qualità minore, se si escludono le eccellenze di Nibali (classe  ’84) e Visconti(classe ’83). Ovvio che in un momento di inevitabile declino o abbandono delll’attività dei “vecchi” ci sia un vuoto di prestazioni di punta, come è avvenuto, compensato in parte da un livello medio che si è mantenuto sempre alto e costante.

Le premesse per un 2013 positivo ci sono tutte, soprattutto per la maturazione dei giovani talenti e qualche zampata dei vecchi leoni.

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