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VERSO IL TRICOLORE: PINOTTI IL RE DEL TEMPO E DEI NUMERI

28/05/2025

Il 27 giungo andranno in scena i Campionati Italiani a crono in Friuli Venezia Giuila, fra Italia e Slovenia ma anche punto d’incontro storico tra culture ed orizzonti. Un altro confine, quello fra sport e ingegneria, l’ha varcato in maniera potente, grazie alla sua Laurea in Ingegneria gestionale, l’ex ciclista professionista Marco Pinotti, che i campionati Italiani li conosce molto bene in quanto vi ha trionfato per ben 6 volte nella cronometro. L’ex atleta bergamasco, oggi direttore tecnico del team WorldTour Jayco AlUla, ci ha concesso una chiacchierata dove abbiamo parlato del suo essere l’”uomo dei numeri” e della sua esperienza nel professionismo coronata dalla partecipazione alle Olimpiadi di Londra 2012.

Hai costruito una carriera molto coerente con la tua natura di “uomo dei numeri”. Da dove nasce tutto questo?
La mia seconda carriera è iniziata già mentre correvo. Ho sempre avuto una mente analitica, razionale, e questo modo di pensare mi ha accompagnato anche nelle scelte post-carriera. Alcune persone hanno creduto in me e mi hanno dato l’opportunità di entrare subito in uno staff tecnico, appena smesso con l’attività agonistica.

Qual è il ricordo più forte che porti con te dalla tua carriera da professionista?
Le Olimpiadi. Sono arrivato quinto, ma al di là del risultato, è stata un’esperienza unica, il coronamento di un sogno. L’avvicinamento, l’essere parte della squadra nazionale, rappresentare l’Italia: sono emozioni che restano dentro, indelebili.

Hai vinto tante maglie tricolori a cronometro. Qual era il segreto del tuo dominio?
In realtà non è stato tutto così immediato. Ho vinto il mio primo titolo italiano da professionista al sesto anno. La prima volta fu da dilettante, ma poi ci è voluto del tempo per capire quale tipo di preparazione fosse necessaria per affrontare questo tipo di gara. Serve cura in ogni dettaglio: fisico, tecnico, mentale. Solo così si può arrivare a dominare una disciplina così specialistica.

Quanto e come è cambiata la tecnologia nel ciclismo?
Enormemente. I materiali che usavo io non si usano più. Il ciclismo è uno sport che si evolve in continuazione, soprattutto sul piano tecnologico, sia nei materiali che nei regolamenti. Il cambiamento più grande? L’aerodinamica, sicuramente: il modo in cui vengono disegnate le biciclette oggi è frutto di studi molto avanzati. Poi le gomme e i freni a disco: la loro introduzione ha permesso di utilizzare ruote più larghe, cambiando drasticamente l’assetto e le sensazioni in corsa.

Hai seguito le attività della Lega Ciclismo negli ultimi mesi? Che idea ti sei fatto del lavoro che sta portando avanti per valorizzare il ciclismo italiano e chi lo ha reso grande?”

Certo, con Monica Trinca abbiamo avuto il piacere di essere al comando della classifica della Coppa Italia delle Regioni dopo la prima tappa grazie al buonissimo risultato alle Strade Bianche. Vogliamo quindi continuare a fare bene e tornare a pedalare forte anche sul suolo nazionale.

Come procede il tuo lavoro con il Team Jayco AlUla, in particolare con la squadra femminile?
Con Monica alla Vuelta Femenina è andata bene, anzi, meglio del previsto. Se me lo avessero detto prima, avrei firmato subito. La gara era stata preparata bene e sapevo che poteva andare nella direzione giusta, anche se le avversarie sono sempre molto forti. Abbiamo imparato quanto sia importante puntare su un obiettivo preciso. Il potenziale per crescere c’è, dobbiamo solo fare un passo alla volta, senza esagerare nei carichi sia fisici che emotivi. Andare bene è difficile, ma confermarsi lo è ancora di più.

 

 

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