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Ciclismo

CORNO ALLE SCALE LA MONTAGNA DI ALBERTO TOMBA ASPETTA JONAS VINGEGAARD

VIRGILIO ROSSI

17/05/2026

Dalle saline di Cervia alla Porrettana

L’ottava tappa del Giro d’Italia si conclude sui muri di Fermo ma senza fare male ai corridori in lotta per il primato nella Corsa Rosa. Eulalio controlla il suo diretto avversario, il danese Vingegaard, mentre quest’ultimo, con la propria squadra schierata in testa al gruppo, controlla gli attacchi che a ripetizione si susseguono per il traguardo parziale della frazione partita da Chieti. Alla fine la spunta il campione ecuadoriano Narváez, già vincitore della tappa di Cosenza, e le prime posizioni della classifica non vengono affatto scalfite. Tutto rimandato alla nona tappa che invece prenderà il via da Cervia per concludersi su un altro traguardo di prestigio dell’Appennino tosco‑emiliano, il Corno alle Scale. Qui c’è da scommettere che il danese Vingegaard vorrà ancora una volta ripetere l’azione già messa a punto sul Blockhaus e conquistare finalmente la maglia rosa.

Se si parla di conquiste, facendo magari un salto indietro nel tempo, il luogo di partenza della nona tappa del Giro d’Italia era strategicamente importante già per l’antica Roma. Cervia, attuale città della riviera romagnola e che in antichità si chiamava Ficocle, è ancora tuttora la città del sale, che qui si estraeva dalle saline già attive a quell’epoca: questo elemento naturale era una risorsa strategica dal valore inestimabile, fondamentale per l’economia di quei tempi oltre che per la sopravvivenza. Veniva utilizzato per conservare carne e pesce, ed era così essenziale da dare origine alla parola “salario”, poiché parte della paga dei soldati che facevano parte delle legioni veniva erogata proprio con il sale e non in monete.

Lasciata Cervia, la tappa risalirà verso la periferia di Bologna percorrendo strade provinciali interne senza toccare la via Emilia e seguendo itinerari suggestivi: uno di questi sono gli “stradelli guelfi”. Si tratta di un antico e suggestivo percorso stradale che collega Bologna a Cervia. Prendono il nome dall’antica “via Guelfa”, che un tempo univa il capoluogo emiliano con la città del sale attraverso Castel Guelfo di Bologna. Nella cultura bolognese in chiave moderna, gli stradelli guelfi sono famosi come percorso alternativo (e spesso affascinante labirinto) per raggiungere la Riviera Romagnola evitando le code estive dell’autostrada A14.

Lasciati gli stradelli guelfi, la corsa punta sull’Appennino bolognese scansando il capoluogo attraverso San Lazzaro di Savena per scavalcare Rastignano e immettersi in quella che è un’altra strada storica di questi luoghi. La Porrettana è un’arteria storica fondamentale che collega l’Emilia‑Romagna alla Toscana attraversando l’Appennino. Nata nel 1847 su progetto dello Stato Pontificio e del Granducato di Toscana, unisce Bologna a Pistoia seguendo la valle del fiume Reno e le antiche vie di transito medievali. A Silla si incomincia a salire verso Gaggio Montano e da lì in poi per i corridori ci sarà da alzarsi spesso “sui pedali” in vista della cima del Corno alle Scale, la montagna dei bolognesi: qui regnano le attività invernali legate allo sci e non a caso qui iniziò a costruire la sua carriera un certo Alberto Tomba. Ma questo traguardo ciclistico fu anche il trampolino di lancio del giovane veronese Damiano Cunego nella conquista della maglia rosa nel Giro del 2004, ottenuta proprio dopo il secondo posto al Corno dietro il compagno di squadra Gilberto Simoni e mantenuta fino al termine di quel Giro d’Italia. La coppia Cunego‑Simoni correva con i colori della Saeco, azienda con sede proprio a Gaggio Montano, e quel dualismo tra Simoni e Cunego fece molto discutere. Discorso diverso per Vingegaard.

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