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Ciclismo

IL GIRO TORNA IN ITALIA. ATTRAVERSO LA CALABRIA TRA I CEDRI E LE TRE V: VELLUTO, VENTO, VITALIANO

VIRGILIO ROSSI

13/05/2026

Tappa 5

Il Giro d’Italia è tornato sulle strade di casa dopo le prime tre tappe disputate in Bulgaria. La quarta frazione, partita da Catanzaro, sulla carta è breve: soli 138 km da percorrere, prima lungo la costa tirrenica che va da Falerna fino a San Lucido, poi la deviazione per intraprendere la lunga salita fino ai 921 metri di Cozzo Tunno prima di lanciarsi attraverso la lunga discesa fino alla piana del Crati e raggiungere il traguardo nel cuore di Cosenza. Non poteva andare meglio: prima per lo spettacolo paesaggistico, poi per la vittoria di Jhonatan Narvaez che fa sua la tappa e perché alla fine, dopo una corsa selettiva diventata tale più del previsto, per Giulio Ciccone arriva una meritata Maglia Rosa. Fin qui la sintesi sportiva.

La partenza da Catanzaro, però, ha offerto tanti altri scorci che meritano di dover essere descritti. Il capoluogo della Calabria, a cavallo tra i mari Ionio e Tirreno, è conosciuto come la “città delle tre V” per tre caratteristiche storiche e geografiche distintive che iniziano con questa lettera: Vitaliano (il santo patrono), Velluto (riferito alla storica produzione di seta e velluti pregiati) e Vento (che batte costantemente la città). È proprio il vento forte a spingere i corridori e tutta la carovana verso il chilometro zero: poi la corsa entra nel vivo lungo la costa tirrenica e, dopo aver sfiorato l’aeroporto di Lamezia, da Falerna inizia il lungo tratto costiero da dove, oltre alla ricca pesca delle alici, entra in scena un prodotto unico di queste terre: i cedri di Calabria, in particolare la pregiata varietà del “cedro liscio”, che sono coltivati principalmente nella Riviera dei Cedri nel tratto della costa tirrenica cosentina. Santa Maria del Cedro è il comune fulcro, ma la coltivazione si estende a partire da Amantea fino a Scalea e Diamante.

La preziosità del cedro di Calabria è unica: si tratta di un agrume pregiato coltivato solo da queste parti e le sue origini sono antichissime, con radici provenienti addirittura dalla Persia e dall’India, che hanno trovato qui il proprio habitat ideale fin dall’antichità e si pensa possa essere giunto nel Mediterraneo grazie alle campagne di Alessandro Magno. I corridori si arrampicano sul Monte Cozzo Tunno e, risalendo i tornanti di questa montagna, lasciano alle loro spalle il mare dopo aver superato il traguardo volante di San Lucido. La corsa si infiamma qui dopo aver annullato un tentativo a sei sotto la spinta degli atleti della Movistar. Senza scatti la selezione si fa con il ritmo sostenuto e in testa rimangono in una quarantina. È il gruppo dei migliori che piomberà deciso sul traguardo di Cosenza, una città che vive la fusione tra passato medievale e interventi artistici contemporanei. È definita l’Atene della Calabria per il suo storico ruolo di culla culturale, artistica e filosofica, e si caratterizza per la divisione tra il centro storico medievale (sul colle Pancrazio) e la città moderna, con il Castello Normanno‑Svevo a svettare su uno dei colli che la circondano. Le migliaia di cosentini accorsi a godersi lo spettacolo del Giro d’Italia assistono con entusiasmo alla giornata capolavoro di Giulio Ciccone: come un conquistatore medievale sale sul trono per indossare, “incoronato”, la maglia rosa.

Oggi la lunga tappa calabro‑lucana da Praia a Mare a Potenza: altro percorso, altri luoghi, altre storie.

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