MILANO SANREMO, BEPPE SARONNI L’ULTIMO IN MAGLIA IRIDATA
ERA IL 1983
Sabato 21 marzo va in scena la Milano-Sanremo. Nell’albo d’oro della classicissima di primavera c’è anche Giuseppe Saronni, attuale vicepresidente della Lega Ciclismo Professionistico. “Beppe” Saronni la vinse per distacco il 19 marzo 1983. Apparteneva alla Del Tongo-Colnago ed era Campione del Mondo in carica. La Sanremo 1983 si concluse sulla mitica Via Roma e Beppe in fiammante maglia iridata anticipò di 44” Guido Bontempi, 3° Raas, 4° Vanderaerden, 5° Kelly, 6° Alberto Fernandez e poi tanti altri avversari di sangue blu. “Per vincere la classicissima bisogna essere campioni da razza Sanremo”, dicevano spesso Franco Cribiori, Luciano Pezzi, Giorgio Albani e altri grandi direttori sportivi della vecchia generazione. Quella di Saronni nell’’83 è l’ultima vittoria di un atleta in gara con maglia iridata alla Milano-Sanremo. “Come vincente in maglia da Campione del Mondo a Sanremo sono in buona compagnia – afferma Beppe, nato a Novara il 22 settembre ’57, residente prima a Buscate e poi a Parabiago -: oltre a me ci sono riusciti Gimondi, Binda e Merckx !”. Saronni ha l’animo nobile, non farà il gufo sabato 21 marzo 2026, e non solo perché l’attuale detentore del titolo Mondiale è il grande Tadej Pogacar. “Auguro ai corridori in maglia da Campione del Mondo di varcare vittoriosamente il traguardo di Sanremo”, precisa Beppe. “Però consentitemi di dire che essere ricordato come vincitore in Riviera da detentore del Mondiale come Merckx, Gimondi e Binda mi rende orgoglioso”. Beppe aveva un conto aperto con la “Sanremo” poiché nelle edizioni 1978 e ’79 era giunto secondo battuto da Roger De Vlaeminck. “Saronnino” arrivò secondo anche nel 1980 preceduto da Pierino Gavazzi in giornata di grazia. “Purtroppo – sostiene Saronni – la salita di Cipressa è stata inserita nel percorso solo dall’edizione 1982. Se Torriani l’avesse inserita verso fine Anni 70 almeno uno dei qui 3 secondi posti sarebbe diventato una vittoria. Sulla Cipressa ci saremmo scrollati di dosso tanti velocisti”. Il successo di Saronni a Sanremo fu il prosieguo di un periodo d’oro.
Beppe chiuse il 1982 con 34 vittorie all’attivo, compreso il Mondiale Goodwood e Giro di Lombardia. All’inizio della stagione 1983, la seconda per lui griffato Del Tongo-Colnago, vinse il circuito di Cecina, la Sassari – Cagliari quindi il circuito a Faenza. Poi partecipò alla Tirreno-Adriatico. “Col pensiero fisso verso la Milano – Sanremo decisi di ritirarmi, consapevole di essere criticato. Era stata un’edizione della Tirreno-Adriatico con tanto freddo. Quella “Tirreno” aveva tappe lunghe più di 200 chilometri costantemente sotto la pioggia e così al penultimo giorno decisi di fermarmi imitato da Lemond e Argentin. Puntualmente arrivarono le critiche per la mia uscita di scena alla “Tirreno”, tuttavia per me e lo staff Del Tongo-Colnago era un rischio calcolato. Da notare che Argentin e Lemond il giorno della Sanremo erano ammalati, io no”.
La Tirreno-Adriatico 1983 era finita mercoledì 16 marzo, con la Sanremo in programma nel giorno di San Giuseppe. Un onomastico da festeggiare bene. “Infatti nella serata di vigilia della Sanremo, all’hotel Leonardo da Vinci, io radunai Leonardo Natale, Ceruti e gli altri scudieri Del Tongo-Colnago nella mia camera. Avevo preparato pasticcini e spumante e i boys Del Tongo mi dissero che brindare prima di vincere portava sfortuna. Feci notare che ufficialmente si trattava del brindisi per l’onomastico”. In realtà era un gesto per stemperare la tensione. “Ero Campione del Mondo in carica e avevo già vinto gare nel 1983 – fa notare Beppe-, potevamo ostentare serenità”. Beppe espose in modo eloquente il piano di “guerra” ai compagni di squadra: “Sono già arrivato tre volte secondo a Sanremo: non voglio più piazzarmi, se sono davanti devo vincere. O arrivo da solo, o in un gruppetto con pochi fuggitivi , tutti da battere in volata. Non voglio presentarmi in via Roma in un gruppo numeroso, qualche velocista bravo a rimanere a tutto il giorno a ruota potrebbe battermi. Paradossalmente la Sanremo è una corsa facile per tutti e proprio per questo motivo vincerla è difficilissimo”. Il giorno dopo i compagni di squadra lo aiutarono a rendere la gara selettiva ben prima di entrare in provincia di Imperia. Il cremonese Roberto Ceruti fu l’ultimo degli apripista per Beppe sul Poggio. “Sono scattato sul tratto più ripido – spiega Giuseppe – diventando imprendibile. Vivevo un momento magico della carriera, di quelli in cui ti va bene tutto sulle ali dell’entusiasmo. In una gara come la classicissima chi sta bene fa la differenza più in discesa che in salita. Infatti dal Poggio mi buttai giù deciso e il mio vantaggio aumentò notevolmente”. Una picchiata da record. “Alcuni tecnici calcolarono il tempo che ho impiegato dal culmine del Poggio al ritorno sull’Aurelia al livello del mare: sono stato uno dei più veloci della storia. Quando stai bene non sbagli una curva”. L’anno prima in via Roma si era imposto il francese Marc Gomez, corridore-meteora bravo a sfruttare la fuga a lunga gittata. Grazie a Saronni l’albo d’oro della classicissima subiva un’impennata di nobiltà. “Il mio è stato trionfo della convinzione. Ribadisco che se avesse vinto un altro non sarebbe stato un dramma; l’importante per me e Pietro Algeri, mio diesse alla Del Tongo-Colnago, era correre assolutamente per vincere, possibilmente staccando tutti. Missione compiuta”. Quella del 1983 è stata un’altra stagione magica della carriera di Beppe Saronni. E’ l’anno in cui ha vinto il suo 2° Giro d’Italia aggiungendo alla maglia rosa finale anche 3 splendidi successi di tappa.
Scopri la Coppa Italia delle Regioni 2026
Giovedì 28 gennaio si è svolta, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari alla Camera dei deputati, la Cerimonia di presentazione della Coppa Italia delle Regioni 2026.
Scopri la Coppa Italia delle RegioniScarica la brochure




